Ultimissimi giorni per visitare la mostra The time of Discretion. Chapter one di Lisa Batacchi, a cura di Veronica Caciolli che chiude il ciclo GLOBAL IDENTITIES. Postcolonial and cross-cultural Narratives curato da  Valentina Gensini. Fino al 25 luglio 2017  presso Le Murate. Progetti Arte Contemporanea Firenze.

Una mostra emozionante e raffinata, in cui la memoria e la tradizione si intrecciano con il presente e si confrontano con il futuro.

Comunicato stampa

L’esposizione è una piccola, ampia, metaforica e necessaria retrospettiva su un ciclo di lavori sviluppati specificamente sul tema della discrezione e intesi come il suo primo capitolo, nell’arco degli ultimi due anni. The Time of Discretion è un progetto transnazionale in progress, che schiude questioni complesse ed estremamente sensibili, che valicano largamente i confini dell’arte. La mostra incrocia esperienza e rappresentazione, pone drammaticamente a confronto Oriente e Occidente, avanzando un denso scenario teorico in relazione ai processi di globalizzazione. Il progetto prende le mosse dalla partecipazione di Lisa Batacchi alla Land Art Mongolia Biennal del 2016, il cui tema da declinare riguardava l’interpretazione dell’asse che divide il cielo dalla terra. Per farlo, l’artista ha raggiunto Guizhou, un villaggio montano della Cina meridionale dove l’antico popolo dei Hmong (originario dell’area siberiano-mongolica), osserva quotidianamente una ritualità tradizionale.

Alcune immagini

Nel Sud-Est asiatico è diffusa la credenza che i materiali riflettenti possano scacciare gli spiriti maligni. Lisa Batacchi ha realizzato un grande toli, un  amuleto magico riflettente alto quasi tre metri, attraverso l’assemblaggio di materiali poveri e di uso quotidiano (dei pannelli da cucina raccolti ad Hong Kong).  Questo singolare toli  in stagno, legno e colla, può proteggere più di una persona.

Un batik ad indaco realizzato nei villaggi montani di Guizhou (Cina meridionale) con le donne Hmong in occasione della Biennale di Land Art di Mongolia nel 2016.  La figura unisce simbolicamente quella del cavallo (maschile, creativo) e della mucca (femminile, ricettivo) e rappresenta l’unica via di salvezza per il futuro del mondo secondo l’antico oracolo cinese I-Ching.

 

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