MARK WALLINGER MARK  è la prima mostra personale in Italia dell’artista britannico Mark Wallinger, vincitore del Turner Prize nel 2017. Si tratta di una mostra itinerante che è stata ospitata presso il Serlachius Museum di Mänttä in Finlandia nel 2016, il The Fruitmarket Gallery di Edimburgo e il Dundee Contemporary Arts di Dundee in Scozia nel 2017 e dal 24 febbraio 2018 fino al 3 giugno 2018 è visitabile presso il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. L’esposizione accoglie una selezione delle opere più significative del percorso artistico di Wallinger, dai primi lavori come “Passport control” (1988) fino ad un’installazione site-specific, “Pietre Prato“, realizzata appositamente per questa mostra. 

Chi è Mark Wallinger?

Nato nel 1959 a Chigwell, Mark Wallinger è  considerato uno dei più importanti artisti contemporanei attivi nel Regno Unito.  L’artista utilizza una grande varietà di mezzi espressivi, spaziando tra pittura, scultura, fotografia, video, installazione, performance e arte pubblica. I suoi lavori sono incentrati principalmente sul tema dell’identità. Wallinger affronta comunque anche temi come l’inganno, l’illusione e la politica. Nel 2007, con l’installazione State Britain, una replica fedele del presidio di protesta messo in atto in Parliament Square a Londra dall’attivista e pacifista Brian Haw, Mark Wallinger ha vinto il Turner Prize.

Nel film “Una notte al Museo” con Ben Stiller,  durante la notte gli animali e le statue del museo di Storia Naturale di New York si animano, creando un grande caos.  In Sleeper (2004) – video di Mark Wallinger –  è invece l’artista, travestito da orso, a vagare per dieci notti negli immensi spazi deserti della Neue Nationalgalerie di Berlino. 

Mark Wallinger Mark: le opere a Prato

La prima sala della mostra MARK WALLINGER MARK  ospita la scultura dell’Ecce Homo (1999-2000): un bel giovane, fisico da atleta, con gli occhi chiusi e le mani legate da una corda dietro la schiena, mantiene una ferma e buona postura. Sembra in attesa di un giudizio. La sua testa è cinta da un intreccio di filo spinato dorato. L’Ecce homo di Wallinger è stata la prima opera di arte contemporanea ad aver occupato il piedistallo storicamente vuoto di Trafalgar Square a Londra.

Nel fotomontaggio che ho realizzato,  ho sovrapposto l’opera dell’Ecce Homo con l’installazione Pietre Prato (2018), la nuova opera site-specific realizzata dall’artista per la mostra. Le pietre sono tutte numerate a mano e vogliono essere spunto di riflessione sulla mortalità e sulle liste degli scomparsi e degli ignoti. 

Gli id Paintings (2015-2016) sono invece delle enormi opere di Wallinger, realizzate distribuendo il colore sulla tela attraverso dei movimenti spontanei delle mani intinte nella vernice. Possono essere scambiate come opere sorelle delle macchie del test di Rorschach.  Lo spettatore è chiamato quindi a soffermarsi su queste tele gigantesche, riconoscendo forme e figure differenti in base alla propria personalità.

Nella serie Self Portraits (2007-2015)  Wallinger utilizza il pronome personale inglese “I” (cioè IO)  per esprimere forme differenti di personalità. Può diventare un gioco psicologico-introspettivo molto divertente per individuare quale opera rappresenti meglio la nostra identità o quella degli amici che, con noi, visitano la mostra. In Self (Symbol) 2017, la stessa “I” (maiuscola nel font Symbol in grandi dimensioni) diventa una statua tridimensionale della stessa altezza di Wallinger.

The Unconscious (2010) è invece un’installazione costituita da enormi ingrandimenti di fotografie digitali, che ritraggono delle persone addormentate sui mezzi pubblici. In Passport Control (1988), Wallinger propone una serie di ingrandimenti di fotografie di passaporti sui quali scarabocchia con il pennarello e bianchetto, toccando così  le questioni relative agli stereotipi razziali e culturali.

Conclusioni

La settimana prossima sarò a Londra per alcuni giorni…chissà se riuscirò a riconoscere ed individuare i luoghi presenti iShadow Walker (2011) , video nel quale l’artista ha ripreso la sua ombra mentre percorre le strade londinesi…

 Camminando tra le opere in esposizione, ho avvertito in Wallinger una forte ricerca di identità ed una loro volontà di lasciare allo spettatore una domanda fondamentale: Chi sei veramente? Sei l’ombra proiettata sul tuo cammino? La fotografia sul passaporto? Quale travestimento sei portato ad indossare?

Mark Wallinger ci invita a “svegliarci”, a destarci dal quel sonno che  ci rende dei “dormienti”, proprio come l’orso di cui ha vestito i panni per ben 10 notti (The Sleeper), l’artista  ci invita a trovare noi stessi ed il nostro più profondo “IO”, proprio partendo dal guardare attraverso i propri occhi e la propria personalità le sue opere in mostra fino al 3 giugno presso il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato.

(c) 2018 Maddalena Grazzini-  All rights reserved


1 commento

Mario Chiarenza · febbraio 27, 2018 alle 8:50 am

La mostra, che presto visiterò non potendo esserci stato all’inaugurazione, è di eccezionale interesse, e rivela eventi immaginari che collimano analogicamente con la realtà. Le proiezioni autoreferenziali trovano un riflesso onirico nell’allusione alle macchie di Rorschach, con il loro turbinio labirintico di linee e di spazi. Meritato il Turner Price all’Autore, e grazie all’illuminante commento di Maddalena Grazzini.

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