Chi almeno una volta nella vita non ha visto la celebre scena della Biennale d’Arte di  Venezia nel film “Dove vai in vacanza” di Alberto Sordi? Il film – per chi non lo conosce – narra la storia di due fruttivendoli romani che decidono di farsi organizzare le vacanze estive dai figli, prossimi alla laurea e amanti della cultura. I giovani programmano per i genitori un vero e proprio tour de force tra visite a musei, concerti di musica contemporanea  e partecipazione alla 38.Biennale di Venezia. Geniale ed esilarante è proprio l’episodio che ripropongo qui sotto, nel quale la coppia si ritrova a confrontarsi con l’arte contemporanea ed il suo universo.  Ad un certo punto della visita alla Biennale,  la protagonista, Augusta, sedutasi su di una sedia, viene scambiata per un’opera vivente e valutata addirittura per la cifra di 18 milioni di lire. Ma come è possibile tutto questo? Può accadere solo alla Biennale d’Arte di Venezia?

La 57.Biennale d’Arte di Venezia

Partecipare alla Biennale d’Arte di Venezia rappresenta un traguardo importante per la carriera di un artista;  visitare l’esposizione e partecipare agli eventi collaterali per i critici, gli storici dell’arte e gli addetti del settore è  invece un’esperienza catartica ed emozionate. Per il visitatore “occasionale” o il turista per caso, penetrare nel mondo della Biennale può rivelarsi invece un’esperienza dai toni “sordiani”.

Risistemando i fogli e gli appunti sulla mia scrivania, ho ritrovato il biglietto di ingresso alla 57.Biennale di Venezia e mi sono domandata: “Perché non descrivere quell’universo nel quale gli artisti esprimono sogni utopie, paure introspezioni, dimensioni partecipative?  Perché non ricostruire l’esposizione attraverso i nove capitoli ideati dalla curatrice Christine Macel? Perché  non presentare l’esposizione come un punto di partenza e di riflessione per artisti, curatori e d addetti del settore? Anche se la mostra è terminata, voglio presentare e far conoscere  alcuni dei protagonisti  dell’enigmatico e affascinante mondo dell’arte contemporanea.

VIVA ARTE VIVA

La scelta di utilizzare il titolo VIVA ARTE VIVA si spiega con la volontà della curatrice di celebrare l’arte, l’artista e di mostrare la vitalità dell’arte stessa. VIVA ARTE VIVA è così un’esclamazione, un’espressione della passione per l’arte e per la figura dell’artista sulle forme che egli propone, gli interrogativi che pone, le pratiche che sviluppa ed i modi di vivere che sceglie.

Iniziamo adesso questo itinerario esplorativo alla scoperta delle nove tematiche o capitoli di questa grande esposizione che si è conclusa lo scorso novembre.

Il padiglione degli artisti e dei Libri

Questo primo spazio riguarda l’artista ed il suo universo mentale, spirituale e le sue fonti culturali. In molti lavori i protagonisti sono i libri: i volumi avvolti nel colore, i disegni in un solo foglio di un’intera monografia (vedi foto), libri come manufatti fabbricati artigianalmente all’uncinetto o ricamati. JOHN LATHAM (morto nel 2006) i libri li bruciava, li copriva di vernici e li racchiudeva in sfere di gesso, come se fossero dei pianeti. Accanto all’artista che si relaziona con l’entità “libro”,  la curatrice Christine Macel ha inserito anche il luogo dove lavora l’artista.  Lo studio di un artista per il danese Eliasson, presente  con “Green Light – An artistic workshop”, è come un piccolo parlamento dove si costruisce la realtà e si prendono decisioni. In questo padiglione non viene però tralasciato il versante opposto del lavoro, ovvero l’otium.  Due artisti Kazaki, marito e moglie, ad esempio,  nella loro installazione  rappresentano il momento in cui l’artista dorme, e così vogliono rendere l’anima dell’artista, la sua potenza creativa che è in passivo, e che risiede nel suo corpo, nella sua testa e nei suoi sogni. L’artista deve solo aspettare il momento giusto in cui la creatività si sveglia e, così, oltrepassando i momenti di otium,  inizia a fare qualcosa.

Il padiglione delle Gioie e delle Paure 

Il secondo padiglione esplora una dimensione più profonda: le fragilità, le ansie e le gioie dell’artista, i dubbi e le paure che ogni artista prova quando crea un’opera e pensa a cosa è necessario affinché essa entri nella storia. In questo spazio, dove viene rappresentato il precipitare dell’artista in sogno, oppure in cui l’elasticità delle calze di nylon viene messa in contrasto  con rigide strutture. domina la precarietà. Quella  precarietà che l’artista TAUS MAKHACEVA rende metaforicamente con il video del funambolo che porta 61 opere d’arte da una piccola montagna all’altra.

Il padiglione dello spazio comune

Il terzo padiglione riguarda l’arte partecipata e comunitaria legata al pubblico e la dimensione collettiva. Tra le installazioni compare “The Mending Project” (Progetto del rammendo) dell’artista di Taiwan LEE MINGWEI. Ogni giorno l’artista oppure un volontario si siede con ago e filo e rammenda il pezzo strappato o rovinato che le persone hanno portato.  L’idea del rammendo è quella dell’aggiustare, riportare alla sua iniziale funzione qualcosa che è rovinato e andrebbe buttato via. Anche l’opera di FRANZ ERHARD WALTHER, artista  vincitore del Leone d’oro, prevede la partecipazione dei visitatori che devono attivare le sue sculture tessili e farsi parte della sua creazione.

Il padiglione della Terra

Il Padiglione della terra è dedicato  al fare  dell’artista in relazione all’ambiente. Si tratta di un collegamento tra la natura ed il mondo animale, che mette in risalto le trasformazioni sociali, all’interno delle quali anche la politica gioca la sua parte. L’artista KANANGINAK POOTOOGOOK scomparso nel 2010 prima che artista era stato cacciatore nomade nell’arcipelago canadese artico e nei suoi disegni testimonia le trasformazioni ambientali e sociali che coinvolgono gli INUK.

Il padiglione delle Tradizioni

Questo spazio, dedicato a valorizzare le tradizioni, riserva molta attenzione alla tradizione tessile.  Si tratta di  un lavoro che le donne della comunità trini in Messico imparano a partire dai sette anni; i tessuti diventano (per loro) estensioni dei loro corpi e li collegano con la natura dato che  le lavoratrici legavano il telaio ad un albero ed intorno al bacino. E’ interessante il lavoro dell’artista TERESA LANCETA che afferma di scegliere di lavorare con i tessuti perché ciò le permette di stare in contatto con milioni donne di tutto il mondo.

Il padiglione degli Sciamani

Questa sezione di Biennale è rivolta all’artista come sciamano, guida spirituale capace di unire cielo e terra e di creare un collegamento tra il corpo e l’anima. Il brasiliano ERNESTO NETO  porta a Venezia un gruppo di  indios che si esibiscono nel canto e nella danza. La sua speranza è che la loro saggezza possa guarirci.

Il padiglione dionisiaco

Confinante con il padiglione degli sciamani è lo  spazio dionisiaco, legato alla perdita del sé, che si verifica nei rituali attraverso la danza, la musica e l’erotismo. Nella sua opera POLYN JARDIN trasforma la grotta di Lourdes in un luogo di epifanie sessuali, mentre MAIA MALLUH propone un mosaico a parete di audiocassette contenenti prescrizioni religiose sul comportamento femminile.

Il padiglione dei colori

Superata l’esperienza del padiglione degli sciamani e di quello dell’ambiente dionisiaco, la Biennale di Christine Macel propone un’immersione nel colore.

Questo spazio è dominato dall’arcobaleno tessile della statunitense SHEILA HICKS. Enormi balle di fibre e tessuti ricoprono  un’intera parete e lo spazio adiacente e si contrappongono all’installazione in bianco e nero del giapponese TAKESADA MATSUTANI. In questa area la curatrice ha riservato lo spazio anche alle sculture di filo e gli oggetti di recupero, presenze colorate e poetiche, dell’artista down,  JUDITH SCOTT morta nel 2005 all’età di 61 anni.

Il padiglione del tempo e dell’infinito

Il tema dell’oblio di un artista e della sua riscoperta costituisce la parte finale della mostra che si gioca sul  filo dell’oblio e della memoria, finitezza ed eternità. Le domande connesse al pensiero del tempo e dell’infinito diventano immagini metafisiche cariche di simbolismo nei massi di KISCIA SUGAR che lentamente sprofondano nell’acqua dell’arsenale e nelle gocce di porcellana dorata dell’installazione di LIU JIANHUA.

Verso la 58. Esposizione Internazionale d’Arte

Intorno ai padiglioni, che ospitano i nove capitoli espositivi,  si dispongono gli 85 padiglioni nazionali distribuiti tra i Giardini, l’Arsenale ed il resto città. Ogni paese esibisce il meglio della propria produzione artistica. Tra i paesi, tutti  liberi di decidere come sempre il soggetto dell’allestimento, alcuni hanno deciso di ispirarsi al tema della mostra principale.

La Biennale d’Arte 2017 ha portato in Laguna oltre 615mila visitatori, totalizzando il 23% in più di presenze rispetto al 2015. Adesso Christine Macel passa la staffetta al  nuovo curatore Ralph Rugoff. Nominato lo scorso gennaio,  il curatore statunitense avrà un compito impegnativo: rendere ancora più straordinaria la  58. Esposizione Internazionale d’Arte si terrà dall’11 maggio al 24 novembre 2019.

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