L’arte del ferro battuto

“ Scelgo un pezzo di ferro, lo scaldo nel fuoco e lo torturo di martellate per tirare fuori l’anima nascosta e dargli una nuova vita.”

 Lo scultore e maestro d’arte Daniele Bianchi ci rivela con queste parole il suo modo di lavorare: la sua abilità manuale di artigiano e la sua tecnica di fabbro si fondono con la creatività dell’artista. Come un demiurgo egli plasma la materia dandole una forma, un ordine, ma soprattutto l’anima. 

Guardare le sue opere è come sfogliare un bellissimo libro all’interno del quale si possono trovare storie di magia, fantastiche avventure, danzatori di flamenco, personaggi uniti in abbracci che sigillano l’amore eterno. Le sue produzioni indagano  la natura umana e sono specchio della condizione dell’individuo, che è sospeso in un delicato equilibrio tra sogno e realtà. 

Chi è Daniele Bianchi?

Maestro d’arte, diplomato nel 1971 all’Istituto d’Arte di Volterra, Daniele Bianchi è figlio di un fabbro. Si forma presso la bottega paterna dove impara a lavorare con il fuoco, l’incudine ed il martello. Il padre è Piero Bianchi, fondatore e artefice della Bottega Bianchi dell’Arte del Ferro. La ricerca tecnica e artistica di Daniele prosegue con il maestro e scultore Mino Trafeli. Daniele lavora superbamente l’ottone, l’alabastro, il marmo, l’acciaio inox, il vetro e le pietre che si trovano in natura, ma ha una predilezione speciale per il ferro. Ha partecipato alla Biennale del Ferro Battuto di Stia nel 2013, nel 2015 ed anche nel 2017, attirando l’attenzione di critica e stampa per le sue opere in ferro definite “solide, delicate, colte, liriche e poetiche”.

La luce ed il ferro

Daniele Bianchi utilizza la sua abilità di lavorare il ferro per creare delle opere d’arte che modellano la luce. Le sue lampade, le sue “applique” sono creazioni evocative, che creano raffinati giochi di luci e ombre, ora attraverso le loro sagomature, ora invece attraverso i loro fori e l’alternanza  tra gli spazi pieni e quelli vuoti. Per Daniele Bianchi l’illuminazione è un sistema per creare atmosfere, per trasformare una semplice e vuota parete in una componente ricercata e sofistica dell’ambiente: “Diamanti di Luce”, “Stelle cadenti”, “Luci della Ribalta”, “Notturno nel Deserto“, “La città Verticale“, “Guardia di Notte  sono solo alcuni degli esempi delle opere di illuminazione di Daniele Bianchi.

Il processo creativo

Nel realizzare le sue opere lo scultore inizia con il preparare un bozzetto o un disegno ben preciso, che a volte però modifica e trasforma in corso d’opera. Con maestria lo scultore  plasma e modella i diversi materiali e fa dialogare in modo armonioso la forma con la materia. Movimenti fluidi e dinamici, griglie e reticolati ben definiti, forme circolari o sagomature spigolose emergono da una materia lavorata ad arte. Bianchi riesce  così a trasformare le sue idee in oggetti in grado di comunicare  sogni ed emozioni, che sono indistruttibili come il ferro di cui sono fatti. 


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